Author Topic: L'atteggiamento giusto a lezione  (Read 5590 times)

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Offline nicola m

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Re:L'atteggiamento giusto a lezione
« Reply #30 on: June 29, 2015, 02:25:46 PM »
concordo pienamente con l'idea di Stefano.
Il "raccontare una storia" è la base della "esposizione" di una composizione jazzistica (e non solo). Questo per sottolineare il fatto che il jazz degli albori non aveva tecnica nè studio nè storia, ma solo sentimenti (di varia natura).
Scusate, ho divagato  doh ,
penso tuttavia che l'approccio giusto sia di trasparenza verso noi stessi.
L'insegnante (che in quanto tale si suppone ne abbia viste di tutti i colori) comprende se quel giorno stiamo dando il 90,65,38, -10% delle nostre potenzialità e tutti noi sappiamo che il percorso musicale è spesso come il ballo del pinguino
- Indietro
- Indietro
- Avanti avanti avanti.

La ricetta è di solito cercare di dare il massimo e con naturalezza, e ogni volta che si forza (tensioni, paura di non farcela, ecc) usciamo dal seminato e le condizioni più che sicure si rivelano imprevedibili.
Se mentiamo, mentiamo in primo luogo a noi stessi.
Trumpets => Schilke B1 - B&S 3137/2 Silver - BACH Stradivarius 37* ML Feat.1982
Cornet => Morgan Silver
Mouthpieces => Denis Wick 3C-Schilke 15A4A
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CC Tuba B&S 3098 e prossime evoluzioni...

Offline Mauro 58

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Re:L'atteggiamento giusto a lezione
« Reply #31 on: June 29, 2015, 02:40:33 PM »
Io non credo che sia un male avere obiettivi anche non realistici. Più volte il mio insegnante mi ha detto che è invece importantissimo aspirare a diventare il trombettista dei nostri sogni, perché solo questo ci può spingere a dare il massimo ed a lavorare con la migliore dedizione e qualità possibili. Poi quello che diventeremo in realtà lo determineranno il talento innato, le contingenze della vita e via dicendo, ma a mio modesto parere è sbagliato pensare ad obiettivi "realistici".

Su questo argomento, invece, io (e sottolineo "io") ho forti dubbi.
Con questo non voglio minimamente dissertare sulle opinioni altrui, ci mancherebbe...
Voglio solo dire che, secondo il mio parere, è invece essenziale avere un obiettivo "alla portata".
Se, per fare un esempio, il mio idolo è Fabrizio Bosso, non credo sia sufficiente aspirare ad arrivare ai suoi livelli per poter diventare un musicista di tale levatura, ma per realizzarlo ci deve essere quel "quid" che genera il giusto equilibrio tra i vari elementi essenziali che mi potranno consentire di farlo (talento, tecnica, applicazione nello studio, rendimento fisico, ecc.).
Quindi, ben venga la legittima aspirazione, ma attenzione a non confondere il possibile con l'impossibile...
Capisco che il sacro fuoco della passione debba bruciare ed essere sempre vivo come la Fiamma Olimpica, ma posso assicurarvi che quando avevo 25 anni ardeva in maniera molto diversa da come arde ora che ne ho quasi 60...
E poi, non ci trovo nulla di male ad accontentarsi del proprio modo di suonare: se sono soddisfatto di quello che faccio, perché cercare a tutti i costi di andare "oltre"?... Questo non significa, sempre a mio modestissimo parere, che ci si debba crogiolare nella mediocrità, ma neanche che si debba arrivare ad essere vittima della inevitabile frustrazione per qualcosa che non si potrà mai raggiungere.
Bb Trumpets:    Holton MF ST-302, Holton MF ST-307, Holton MF ST-308, Stomvi VR-II, Yamaha 8310Z v3
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Mouthpieces:     AR Resonance G12S, Giardinelli 12S, Giardinelli 10S, Kanstul GR12S, Kelly Screamer (Trumpet);
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Offline StefanoMassari

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Re:L'atteggiamento giusto a lezione
« Reply #32 on: June 29, 2015, 05:28:23 PM »
Ciao, avere degli obiettivi e un modello da seguire è importantissimo, tutti ascoltiamo e imitiamo i nostri idoli, ma alla fine emerge quello che siamo nonostante lo studio. Non si può diventate Bosso, Marsalis o altri extraterrestri, i giochi sono fatti già dalla partenza. Ho sentito  Bosso quando aveva 17 anni, ed era già un fenomeno, parlando un giorno con il padre, Gianni Bosso ," trombettista fantastico e persona gentilissima" mi disse che suo figlio si era diplomato a 15 anni, ha studiato con un insegnante di Parma, sicuramente bravo, ma poteva studiare con " Topo Gigio o Geppetto " il risultato era il medesimo. I grandi trombettisti si ascoltano, volendo si imitano, ma poi quello che deve emergere e il nostro carattere e il nostro modo di suonare, con pregi e difetti,  lo strumento è solo un mezzo per esprimere la nostra personalità.
Stefano Massari
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Offline Mauro 58

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Re:L'atteggiamento giusto a lezione
« Reply #33 on: June 29, 2015, 06:34:38 PM »
Ho sentito  Bosso quando aveva 17 anni, ed era già un fenomeno, parlando un giorno con il padre, Gianni Bosso ," trombettista fantastico e persona gentilissima" mi disse che suo figlio si era diplomato a 15 anni, ha studiato con un insegnante di Parma, sicuramente bravo, ma poteva studiare con " Topo Gigio o Geppetto " il risultato era il medesimo.

Parole sante: esattamente quello che volevo esprimere...
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Offline Ste

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L'atteggiamento giusto a lezione
« Reply #34 on: June 29, 2015, 08:35:13 PM »
Allora domani telefono a Geppetto 😇😀


(scusate, non ho resistito 😊 😉 )
"Devi diventare il campione mondiale di mezza ottava"
cit.

Offline Norman

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L'atteggiamento giusto a lezione
« Reply #35 on: June 30, 2015, 01:54:33 AM »

Su questo argomento, invece, io (e sottolineo "io") ho forti dubbi.
Con questo non voglio minimamente dissertare sulle opinioni altrui, ci mancherebbe...
Voglio solo dire che, secondo il mio parere, è invece essenziale avere un obiettivo "alla portata".
Se, per fare un esempio, il mio idolo è Fabrizio Bosso, non credo sia sufficiente aspirare ad arrivare ai suoi livelli per poter diventare un musicista di tale levatura, ma per realizzarlo ci deve essere quel "quid" che genera il giusto equilibrio tra i vari elementi essenziali che mi potranno consentire di farlo (talento, tecnica, applicazione nello studio, rendimento fisico, ecc.).
Quindi, ben venga la legittima aspirazione, ma attenzione a non confondere il possibile con l'impossibile...
Capisco che il sacro fuoco della passione debba bruciare ed essere sempre vivo come la Fiamma Olimpica, ma posso assicurarvi che quando avevo 25 anni ardeva in maniera molto diversa da come arde ora che ne ho quasi 60...
E poi, non ci trovo nulla di male ad accontentarsi del proprio modo di suonare: se sono soddisfatto di quello che faccio, perché cercare a tutti i costi di andare "oltre"?... Questo non significa, sempre a mio modestissimo parere, che ci si debba crogiolare nella mediocrità, ma neanche che si debba arrivare ad essere vittima della inevitabile frustrazione per qualcosa che non si potrà mai raggiungere.

Attenzione, io ho detto proprio che è importante non porsi obiettivi non realistici: è inutile mettersi a studiare Donna Lee se si fa fatica a suonare una semplice melodia con un suono, intonazione ed espressione...

Quello che dico è che quello che studiamo o suoniamo dobbiamo puntare a suonarlo come lo suonano i grandi. Poi magari non ci riusciremo comunque, ma è l'unico modo per raggiungere risultati che siano musicalmente accettabili. Troppo spesso ci si accontenta di una qualità che sembra accettabile nell'ottica del progresso dello studio, ma che a livello musicale non lo è. Troppo spesso ci sono insegnanti poco esigenti sulla tecnica di base perché hanno a che fare con gente che suona per diletto, e generano l'illusione che esista un metodo di studio "meno impegnativo" per i dilettanti, che esista una "scorciatoia" per i dilettanti per "farli suonare" prima. Per me questo atteggiamento è sbagliato, e lo dico perché ci sono passato. Ho cominciato a suonare decentemente solo quando ho cominciato a studiare con maestri che mi hanno spinto a non accontentarmi della qualità mediocre. Il tempo che dedico allo studio è esattamente lo stesso di prima, ma i risultati sono di un'altra categoria.
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Offline fabiodb

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Re:L'atteggiamento giusto a lezione
« Reply #36 on: June 30, 2015, 09:24:39 AM »
tutti concetti che ritengo giusti, e aggiungo che se c'è l'impegno e la voglia, si arriva dove si vuole, che non vuol dire comunque suonare come tizio o caio, e credo che chi dice "impossibile" ha già un handicap che rimarrà tale in tutti gli "impossibili" che pronuncerà!  una parola è molto  potente sulla nostra psiche e può fare sia miracoli che danni!

Offline Mauro 58

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Re:L'atteggiamento giusto a lezione
« Reply #37 on: June 30, 2015, 06:02:07 PM »
... credo che chi dice "impossibile" ha già un handicap che rimarrà tale in tutti gli "impossibili" che pronuncerà!  una parola è molto  potente sulla nostra psiche e può fare sia miracoli che danni!

Io non sarei così lapidario...

Dal vocabolario Treccani:
"Impossibile: agg. [dal lat. tardo impossibĭlis, comp. di in- e possibĭlis «possibile»]. –
Che non è possibile, sia in senso assoluto sia in relazione a determinate persone o circostanze."

Volevo semplicemente dire che molto difficilmente nella vita reale (nei sogni tutto è possibile) quello che si pensa si possa tramutare in realtà.
Se io volessi imparare il Concerto per Tromba di Rafaèl Mendez, so già che sarebbe un'impresa impossibile (parlo sempre per le mie capacità); viceversa, se volessi imparare a suonare "Trumpet Blues" di Harry James, potrei riuscirci (l'ho già fatto in passato), ma il che non vuol dire che io suono come Harry James (magari!...), ma che, come diceva Norman, io mi posso ispirare ad Harry James e lasciare che venga fuori la mia interpretazione di quel brano.
Ragione per cui (ribadisco che si tratta sempre della mia personalissima opinione), penso che invece sia molto costruttivo avere sempre coscienza dei propri limiti, oltre che delle proprie capacità.

Qualsiasi insegnante degno di tale nome dovrebbe essere in grado di capire non solo se lo studente è dotato di talento e se è in grado di poter eccellere nello studio, ma dovrebbe anche indirizzarlo al meglio delle sue possibilità.

Come dicevo nel post precedente, perché non devo accontentarmi di quello che faccio, se ciò mi soddisfa?...

Non credo che in Italia (o altrove) ci sia una sovrappopolazione di Ferguson, Bosso, Morrison, André, Nakariakov, Smedvig, ecc., ma sicuramente ci sono molti e bravi (anche se non eccellenti) trombettisti.
Non capisco quindi perché ci si dovrebbe precludere l'accesso al "ceto medio" musicale: non ci può essere un esercito composto solo da generali!

Non vorrei uscire dal topic, ma posso dire che dalla musica ho avuto molte soddisfazioni: quando ero giovane, a cavallo degli anni '70 e '80, ho fatto di tutto: serate, concerti, spettacoli all'aperto e al chiuso, tournée nazionali ed estere, turni in sala di incisione, big-band, ecc..
Come ho detto più volte in precedenza nei vari post che ho inserito nel forum, quando frequentavo le sale d'incisione e i locali di spettacolo, tutto quello che facevo si riduceva a poche cose: breve riscaldamento prima di iniziare, intonazione col diapason e la massima precisione possibile durante la lettura delle partiture.
Non sono mai stato un lead player (la mia estensione arrivava al massimo al "fa" un'ottava sopra quello al 5 rigo) e neanche un grande improvvisatore; però ho sempre trovato lavoro fino alla fine degli anni '90, quando – per problemi vari – sono stato costretto a smettere di suonare.

Ma questa è un'altra storia...

 
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Offline Norman

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Re:L'atteggiamento giusto a lezione
« Reply #38 on: June 30, 2015, 06:33:47 PM »
Ripeto, non parlo in assoluto, è ovvio che ognuno deve fare i conti con la propria realtà.

Quello di cui parlo è l'atteggiamento che si deve avere quando si studia, ed in particolare quando si va a lezione, che è l'oggetto di questa discussione. E quando si studia bisogna ambire a fare il massimo possibile, ed essere esigenti con sé stessi. Sono d'accordo che magari il concerto per tromba di Mendez è fuori portata per la stragrande maggioranza di noi, ma quello che dobbiamo perseguire è la massima qualità possibile in quello che è effettivamente alla nostra portata. Se "Trumpet Blues" è alla tua portata, devi studiarlo come se dovessi suonarlo a Umbria Jazz, devi puntare a suonarlo perfetto. Solo questo atteggiamento ti permetterà di ottenere il massimo possibile dal tuo studio.

Io penso che il bravo insegnante sappia motivare adeguatamente l'allievo a lavorare con questa mentalità, per portarlo ad ottenere il miglior risultato possibile. Anche l'allievo però deve essere disponibile a dare il 100%. In questi anni alla Civica di studenti che si "sedevano" sulla mediocrità ne ho visti tanti, ed il risultato è sempre lo stesso: o smettono, o vanno incontro a molte più delusioni di chi magari è anche meno dotato come talento, ma studia con la testa giusta.
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Offline fabiodb

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Re:L'atteggiamento giusto a lezione
« Reply #39 on: June 30, 2015, 06:59:24 PM »
Io non sarei così lapidario...

Dal vocabolario Treccani:
"Impossibile: agg. [dal lat. tardo impossibĭlis, comp. di in- e possibĭlis «possibile»]. –
Che non è possibile, sia in senso assoluto sia in relazione a determinate persone o circostanze."

Volevo semplicemente dire che molto difficilmente nella vita reale (nei sogni tutto è possibile) quello che si pensa si possa tramutare in realtà.
Se io volessi imparare il Concerto per Tromba di Rafaèl Mendez, so già che sarebbe un'impresa impossibile (parlo sempre per le mie capacità); viceversa, se volessi imparare a suonare "Trumpet Blues" di Harry James, potrei riuscirci (l'ho già fatto in passato), ma il che non vuol dire che io suono come Harry James (magari!...), ma che, come diceva Norman, io mi posso ispirare ad Harry James e lasciare che venga fuori la mia interpretazione di quel brano.
Ragione per cui (ribadisco che si tratta sempre della mia personalissima opinione), penso che invece sia molto costruttivo avere sempre coscienza dei propri limiti, oltre che delle proprie capacità.

Qualsiasi insegnante degno di tale nome dovrebbe essere in grado di capire non solo se lo studente è dotato di talento e se è in grado di poter eccellere nello studio, ma dovrebbe anche indirizzarlo al meglio delle sue possibilità.

Come dicevo nel post precedente, perché non devo accontentarmi di quello che faccio, se ciò mi soddisfa?...

Non credo che in Italia (o altrove) ci sia una sovrappopolazione di Ferguson, Bosso, Morrison, André, Nakariakov, Smedvig, ecc., ma sicuramente ci sono molti e bravi (anche se non eccellenti) trombettisti.
Non capisco quindi perché ci si dovrebbe precludere l'accesso al "ceto medio" musicale: non ci può essere un esercito composto solo da generali!

Non vorrei uscire dal topic, ma posso dire che dalla musica ho avuto molte soddisfazioni: quando ero giovane, a cavallo degli anni '70 e '80, ho fatto di tutto: serate, concerti, spettacoli all'aperto e al chiuso, tournée nazionali ed estere, turni in sala di incisione, big-band, ecc..
Come ho detto più volte in precedenza nei vari post che ho inserito nel forum, quando frequentavo le sale d'incisione e i locali di spettacolo, tutto quello che facevo si riduceva a poche cose: breve riscaldamento prima di iniziare, intonazione col diapason e la massima precisione possibile durante la lettura delle partiture.
Non sono mai stato un lead player (la mia estensione arrivava al massimo al "fa" un'ottava sopra quello al 5 rigo) e neanche un grande improvvisatore; però ho sempre trovato lavoro fino alla fine degli anni '90, quando – per problemi vari – sono stato costretto a smettere di suonare.

Ma questa è un'altra storia...

 



il mio "Impossibile" è riferito al concetto stesso del termine nella vita reale, condivido tutto quello che hai scritto e anche quello che dice Norman, ma per esperienza, non musicale, smettere di pensare che una cosa sia impossibile giova alla mente e allo spirito, è logico che a 46 anni, la mia età, è difficile aspirare ad essere un Marsalis, ma dire difficile più che impossibile mi fa già stare meglio, e mi sprona a fare sempre di più senza arrendermi mai! se dovessi pensare e dire è impossibile fare il concerto di tromba di Mendez, perderei l'entusiasmo e probabilmente mi siederei su quello che già so senza sforzarmi di migliorare...tanto è impossibile! certo, questo discorso è più che altro un mio sistema mentale e ognuno ha il suo..  irrid    smil

Offline Carlo

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Re:L'atteggiamento giusto a lezione
« Reply #40 on: July 01, 2015, 06:12:19 PM »
Ciao, avere degli obiettivi e un modello da seguire è importantissimo, tutti ascoltiamo e imitiamo i nostri idoli, ma alla fine emerge quello che siamo nonostante lo studio. Non si può diventate Bosso, Marsalis o altri extraterrestri, i giochi sono fatti già dalla partenza.

Ho sentito  Bosso quando aveva 17 anni, ed era già un fenomeno, parlando un giorno con il padre, Gianni Bosso ," trombettista fantastico e persona gentilissima" mi disse che suo figlio si era diplomato a 15 anni, ha studiato con un insegnante di Parma, sicuramente bravo, ma poteva studiare con " Topo Gigio o Geppetto " il risultato era il medesimo. I grandi trombettisti si ascoltano, volendo si imitano, ma poi quello che deve emergere e il nostro carattere e il nostro modo di suonare, con pregi e difetti,  lo strumento è solo un mezzo per esprimere la nostra personalità.
Stefano Massari
C'è un po' di contraddizione tra le due affermazioni.
Certo, il talento naturale è fondamentale. Però è un dato di fatto che quasi tutti i grandi musicisti, di ogni genere e tipo, siano nati in una famiglia di musicisti, e fin da piccoli hanno respirato  musica e si sono formati.
Ovviamente questa non è una condizione sufficiente per diventare un grande musicista, ma è quasi una premessa necessaria.
Quindi, per ottenere grandi prestazioni, la formazione da giovani è fondamentale.
E questo vale non solo per i musicisti. Ad esempio tutti grandi maestri di scacchi hanno iniziato al massimo a cinque anni a giocare con il loro padre che, casualmente....., era un grande appassionato di scacchi.