Author Topic: Diametro della tazza: un mito da sfatare?  (Read 2408 times)

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Offline Norman

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Re: Diametro della tazza: un mito da sfatare?
« Reply #15 on: August 29, 2020, 09:51:33 PM »
Preciso il mio pensiero: io penso che cercare un certo suono in un blocchino sia una chimera. Al limite un bocchino può permetterti di ottenere con meno fatica il suono che vuoi. A mio parere la cosa importante è trovare un bocchino con cui ci si trova bene a suonare quello che ci serve. Per me la differenza di suono tra un B6 ed un B4 è talmente sfumata che davvero non vale la pena di andarci a cercare rogne. Sfido chiunque in un blind test a riconoscere che tipo di bocchino sta suonando il trombettista... Vi è mai capitato che qualcuno sentendovi suonare indovinasse che bocchino stavate usando? Penso che sia, scusate la franchezza, una pippa mentale che siamo portati a farci perché la vulgata continua a perpetuare questo genere di idee e perché chi suona tende comunque ad essere molto più sensibile a certe cose di quanto mai potrà essere anche il pubblico più competente del mondo.

Faccio un altro esempio: i trombettisti che conosco che usano più di un blocchino normalmente ne hanno uno “all around” ed uno da lead, che gli serve semplicemente a fare meno fatica a suonare certe cose. Quello che conta per i professionisti è che l’equipaggiamento li aiuti a suonare bene, al suono ci pensano loro.

Un ulteriore esempio: la tradizione vuole che in orchestra si debbano usare bocchini molto larghi. In realtà sono sempre di più i trombettisti sinfonici che utilizzano bocchini più stretti per avere più sicurezza e far meno fatica. Parlo di prime trombe di fama mondiale. Non risulta che alcun direttore d’orchestra abbia mai fatto problemi...

Già con la tromba il suono è determinato con ampia prevalenza dal trombettista, se poi ci aggiungete il fatto che chi ascolta non è assolutamente in grado di distinguere sottigliezze del genere, nemmeno gente che campa di musica, è evidente che ci si sta facendo un problema che non esiste.

Per me il bocchino deve avere tre caratteristiche: essere di buona qualità, essere ben accoppiato con lo strumento ed essere confortevole per chi suona. Punto.
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Re: Diametro della tazza: un mito da sfatare?
« Reply #16 on: August 29, 2020, 11:31:07 PM »
Come al solito le tue argomentazioni sono convincenti . Un solo aspetto non mi è chiaro ( che è poi è l’argomento del topic) perché probabilmente mi scontro con la mia esperienza viziata dalla mia incapacità. Ho un b6 prana un b2 s3 prana Un ar 42 copia di un b4 . Se suono il b6 ho un suono con delle caratteristiche su uso l’ar il suono è diverso e con il b2 il fenomeno si amplifica. Non vi è dubbio che i bocchini sono diversi per forma e dimensione ed immagino che se il trombettista sa suonare riesca ad ottenere il suo suono a prescindere dal bocchino.  Nel mio piccolo cambiando qualcosa in termini di emissione labbro ecc riesco a suonare una singola nota a basso volume quasi alla stessa maniera quasi a prescindere dal bocchino , quindi immagino che chi ha tecnica riesca a fare lo stesso per ampi intervalli e a tutte le dinamiche. Ma non vi è un limite a questo discorso? Per me si ma certamente chi ha avuto grande esperienza con trombettisti di alto livello potrà smentire o confermare questo discorso. Ho sempre in mente Rapa che prova in rapida successione tre bocchini monette diversi e la differenza c’è.

Offline Norman

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Re: Diametro della tazza: un mito da sfatare?
« Reply #17 on: August 30, 2020, 07:36:57 AM »
Certo che c’è la differenza, per carità, ma parliamo veramente di dettagli. Per sentire una differenza evidente devi prendere due bocchini molto diversi. E comunque dubito che chi ascolta si possa rendere realmente conto di queste cose. Se li senti uno dopo l’altro, suonati da Adam Rapa, allora la differenza la senti, ma se poi vai a sentire Adam Rapa in concerto e cerchi di indovinare cosa sta usando, auguri!

Vero è che chi suona bene è in grado di farlo su una gamma molto ampia di bocchini. Ma in ogni caso nessuno ama usarne troppi nello stesso momento. La priorità è la sicurezza, il fatto che il bocchino ti permetta di suonare bene minimizzando la fatica ed il rischio di sbagliare, perché questo è il presupposto perché si possa suonare pensando solo all’espressione artistica (ed al suono).
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Offline Rico_trumpet

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Re: Diametro della tazza: un mito da sfatare?
« Reply #18 on: August 30, 2020, 08:26:00 PM »
grazie per i consigli!
In effetti il b6 è un bocchino molto equilibrato anche nella versione prana. Ho provato un b2 ed era insuonabile per me,  troppo faticoso.
L'unica cosa che non mi piace del b6 è che è troppo classico come bocchino. Ottimo all round per carità. vorrei però qualcosa che mi aiutasse a trovare un suono un po più caldo sopratutto  nell'articolazione. Il b6 i sembra in troppo risponsivo
Poi sono d'accordo che sono piccole cose cui fa caso forse solo l'esecutore.
In questo momento sono in una fase in cui ho messo un po da parte il  lavoro  su centratura pitch emissione etc e sono più orientato non dico a sporcarlo il suono ma a trattarlo un po, a cercarne uno po meno anonimo.  Certamente nel cambio non ci voglio perdere in tecnica però :)

 

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Re: Diametro della tazza: un mito da sfatare?
« Reply #19 on: August 30, 2020, 10:40:05 PM »
Per me i bocchini subiscono il principio della coperta corta quello che guadagni da una parte la perdi dall’altra. Certo  se hai tanta tecnica te lo puoi permettere.  Penso sempre a due esempi su YouTube sandovall che suona con una tromba cinese e rapa che prova i bocchini monette e loro sono dei marziani ma se ascolti bene anche loro all’inizio subiscono il cambio di attrezzatura. (Pochi secondi 😂😂😂)

Offline Norman

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Re: Diametro della tazza: un mito da sfatare?
« Reply #20 on: August 31, 2020, 06:53:50 AM »
Si, è vero che loro riescono a cambiare più facilmente, ma non credere che la scelta del bocchino per loro sia meno critica, per il semplice fatto che è molto più alto lo standard che devono avere e la difficoltà di quello che devono suonare. Anche loro ci pensano molto bene prima di lasciare la strada vecchia per la nuova. Anzi, per certi versi ci pensano più di noi, perché per loro è questione di lavoro.
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Re: Diametro della tazza: un mito da sfatare?
« Reply #21 on: September 01, 2020, 11:05:56 AM »
Per me i bocchini funzionano in questa maniera . (Analogamente a quanto succede negli altri strumenti a fiato) : più è largo il foro Ed il diametro più energia ci vuole per Sostenere il suono è per saturare il bocchino ( non mi viene in mente altro termine) potenzialmente poi bocchini particolarmente aperti possono produrre volumi esagerati.  Di contro bocchini particolarmente chiusi suonano con una minima energia e sostenere il suono è molto più semplice ma il corpo del suono potenzialmente è più piccolo .  Utilizzo il termine potenzialmente perché è chiaro che bisogna essere in grado di portare il bocchino al suo limite. E quindi se dai a Pierobon un bocchino il più piccolo che esiste e a me il più grande non dubito che il suono più grande sarà il suo. .... . Diverso il caso se dai allo stesso musicista bocchini del tutto diversi sono certo che lo standard medio saranno in grado di suonarlo a prescindere dal bocchini ma alle estremità e a tutte le dinamiche probabilmente no. Poi credo anche che più sei scarso più subisci bocchino e tromba . Io se passo da un prana b2 monette ad un Qualsiasi altro bocchino devo cambiare molto in termini di emissione ecc e con alcuni non c’è verso di farli suonare alla stessa maniera.  Poi c’è il rapporto con la diversa tromba e anche qui ne accadono di cotte e di crude